In inverno la vitamina D crolla, ed è normale: alle nostre latitudini, da ottobre ad aprile, il sole è troppo debole perché la pelle la produca. Vediamo perché succede, se davvero si può "fare scorta" d'estate e come mantenere buoni livelli nei mesi freddi.
- Perché cala: da ottobre ad aprile, alle nostre latitudini, i raggi UVB sono troppo deboli e la pelle produce pochissima vitamina D.
- La scorta estiva: in estate accumuliamo riserve, ma per molti non bastano a coprire tutto l'inverno.
- A tavola: pochi alimenti la contengono (pesce grasso, uova): l'apporto resta basso.
- In pratica: molte persone assumono la vitamina D proprio nei mesi freddi, con una dose quotidiana costante.
Perché la vitamina D cala in inverno
La nostra principale fonte di vitamina D non è il cibo, ma la pelle, che la produce grazie ai raggi UVB del sole. Il problema: in inverno, alle latitudini italiane, l'angolo con cui arrivano i raggi rende la sintesi cutanea quasi nulla da ottobre/novembre fino a marzo/aprile, soprattutto al Centro-Nord. Ecco perché in questo periodo i livelli tendono a scendere, anche in chi d'estate stava benissimo.
Si può "fare scorta" d'estate?
In parte sì: con l'esposizione estiva il corpo accumula riserve di vitamina D che durano qualche tempo. Ma attenzione a due cose: per molte persone queste riserve non bastano a coprire tutto l'inverno, e l'esposizione va sempre fatta in sicurezza, con protezione solare e gradualità (niente scottature).
A tavola: quanto basta?
Gli alimenti ricchi di vitamina D sono pochi: pesce grasso (salmone, sgombro, sardine), tuorlo d'uovo, alcuni alimenti fortificati. Il problema è che l'apporto con la sola dieta difficilmente copre il fabbisogno, soprattutto in inverno: per questo l'alimentazione, da sola, raramente basta a evitare il calo.
- Pesce grasso: la fonte alimentare migliore.
- Uova e fortificati: un contributo, ma in quantità modeste.
L'integrazione nei mesi freddi
Proprio perché sole e cibo non bastano, in autunno e inverno molte persone scelgono di integrare la vitamina D, con una dose quotidiana costante (per il mantenimento sono molto usate le 2000 UI). La regolarità conta più dell'orario, e l'assunzione durante un pasto con grassi ne migliora l'assorbimento. In caso di carenza, è il medico a indicare dosaggi e schemi.
Approfondisci: quanta vitamina D al giorno Nei mesi freddi: lattoferrina e vitamina D insieme
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Domande frequenti
Perché la vitamina D si abbassa in inverno?
Perché la produciamo soprattutto con i raggi UVB del sole, che da ottobre ad aprile, alle nostre latitudini, sono troppo deboli: la sintesi cutanea diventa quasi nulla e i livelli tendono a scendere.
L'esposizione estiva basta per tutto l'inverno?
In estate accumuliamo riserve, ma per molte persone non bastano a coprire tutti i mesi freddi. E l'esposizione va sempre fatta in sicurezza, con protezione solare e gradualità.
Posso prendere la vitamina D solo in inverno?
Molte persone la assumono soprattutto da ottobre ad aprile, quando il sole non basta. Chi si espone poco anche d'estate può averne bisogno tutto l'anno. In caso di carenza, segui le indicazioni del medico.
Gli alimenti bastano a coprire il fabbisogno?
Difficilmente: solo pochi alimenti (pesce grasso, uova, fortificati) la contengono, e l'apporto con la dieta è in genere basso, soprattutto in inverno.
Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. La protezione solare resta indispensabile durante l'esposizione al sole. Gli integratori alimentari non sostituiscono una dieta varia ed equilibrata e uno stile di vita sano. Non superare la dose giornaliera consigliata. In caso di gravidanza, allattamento, terapie in corso o valori molto bassi, consulta il medico. Tenere fuori dalla portata dei bambini sotto i 3 anni. Fonti: Istituto Superiore di Sanità, AIFA, Ministero della Salute, EFSA.



